Di Marcello Condemi

Nel perimetro di studio del diritto dell’economia, tra le molte, merita considerazione la tematica relativa alle potenziali criticità sottese al sistema di ammortamento a quote costanti (c.d. “alla francese”), la quale, da qualche tempo, attira l’attenzione soprattutto della giurisprudenza, per via non solo delle delicate questioni di diritto ad essa sottese, bensì anche (e soprattutto) per il vasto bacino di potenziali interessati, rappresentati, da un lato, dalle banche erogatrici, dall’altro, dalla clientela mutuataria, nel cui ambito si colloca, tra le altre, un significativo numero di società ed organismi spesso attivi nel campo della realizzazione di opere infrastrutturali. I potenziali profili di criticità del sistema di ammortamento alla “francese” non riguardano, tuttavia, una sola area giuridica, estendendosi essi a plurime (ed anche specialistiche) aree del diritto, coinvolgendo sia profili tecnico-regolamentari (che trovano la loro disciplina nel TUB e nelle relative disposizioni di attuazione emanate dalla Banca d’Italia) sia taluni più tradizionali istituti appartenenti alla teoria generale del diritto civile [quali (i) nullità e (ii) annullabilità dei contratti, (iii) risarcimento del danno, e financo le generali e trasversali nozioni di (iv) buona fede e (v) correttezza]. A conferma del rilievo ormai assunto dall’ammortamento “alla francese”, va segnalata, da ultimo, la rimessione all’esame delle SS.UU. delle delicate questioni ad esso sottese, da parte del Primo Presidente della Corte di Cassazione, in applicazione del neo-introdotto “rinvio pregiudiziale” di cui all’art. 363-bis c.p.c.; scelta, questa, che, condivisibilmente, muove dalla necessità di affrontare siffatta tematica in una prospettiva quanto più olistica e multidisciplinare possibile.

Pubblicato sulla rivista “Diritto e Politica dei Trasporti”, Fascicolo I/2023, nel mese di ottobre 2023.

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